Leadership e Intelligenza Emotiva

Cos’è l’intelligenza emotiva

L’intelligenza emotiva è la capacità di controllare e gestire le nostre emozioni, e di influenzare positivamente il nostro stato emotivo e quello delle persone che ci circondano.

L’intelligenza emotiva è una skill?

Sì. L’intelligenza emotiva non è un talento con cui si nasce, è una competenza, e come ogni altra competenza si può studiare, imparare e perfezionare nel tempo.

Come sviluppare l’intelligenza emotiva?

L’intelligenza emotiva può essere appresa praticandola nel tempo, affrontando correttamente tutti i suoi elementi costitutivi e testandoli nel mondo reale.

Perché l’intelligenza emotiva nella leadership?

L’intelligenza emotiva migliora la capacità di un leader di ispirare, motivare e guidare le prestazioni. Costruisce fiducia, rispetto e resilienza, e riduce il rischio di conflitti e burnout.

Intelligenza emotiva e leadership sono argomenti enormi, ma dai quali non si può rifuggire.

Diventare leader vuol dire anche passare da gestire compiti a gestire persone, e la gestione delle persone implica anche gestirne l’aspetto emotivo – e quando si tratta di emozioni sta a te gestirle: le tue e quelle della tua squadra;.

Nel senso: se stai attraversando un brutto momento e non hai gli strumenti per gestire e reagire, tutto il tuo team se ne renderà conto, e probabilmente ne soffrirà.

Stessa cosa se è qualcuno nel tuo team ad attraversare un brutto momento: ne soffrirà e il suo stato emotivo avrà un impatto sul resto del team – sia a livello personale che professionale.

Se ti è mai successo che a causa di qualcosa di un evento negativo 

  • ti sentissi spossato
  • continuassi a rinforzare i pensieri negativi
  • non riuscissi ad esser lucido a causa di tutto ciò che ti accadeva in sottofondo 

…sai esattamente a cosa mi riferisco. E sai anche che quando sei in quello stato, usare la logica o cercare di essere razionale non serve.

Quindi quando dico gestire le emozioni quello che intendo è: sapere cosa fare quando la negatività sta prendendo il sopravvento, sapere come causare un cambiamento positivo nel tuo stato emotivo e in quello degli altri, e saper reindirizzare la tua attenzione ed energia dove ti serve.

L’intelligenza emotiva e la leadership vanno di pari passo, e per arrivarci, ci sono quattro aree su cui lavorare:

  1. riconoscere le proprie emozioni
  2. gestirle
  3. riconoscere le emozioni negli altri
  4. gestirle e influenzarle

E per quanto sia allettante saltarne una, ti pregherei di non farlo. Senza averle sviluppate tutte e quattro, non sarai in grado di applicare questa tua nuova skill appieno.

Prima, però, c’è una cosa che devi fare: capire dove sei, quindi ti suggerisco di fare una pausa e testare la tua intelligenza emotiva prima di andare avanti

Fai il test e poi torna qui, tutto sarà molto più chiaro!

Riconoscere le tue emozioni

Vediamo rapidamente il primo punto: riconoscere le proprie emozioni.

Chiaro, sai già benissimo che differenza c’è fra esser felice e esser triste.

Ma nella tua quotidianità, quanto sei consapevole della differenza tra l’essere felice, gioioso, sereno o estatico, per esempio? O che ne dici di triste, pensieroso, preoccupato o dispiaciuto?

La differenza tra felice e triste è lampante, chiaro, ma a un livello più profondo di dettaglio non si arriva così spesso. E soprattutto spesso non si risale nemmeno alla causa scatenante.

Allora, quando dico “riconoscere le proprie emozioni” intendo proprio questo: dare loro etichette precise e sapere perché si verificano, cosa c’è dietro.

In primo luogo, farlo non è un grosso sforzo (basta solo prender l’abitudine) , e in secondo luogo farlo è anche qualcosa che ti aiuterà a capire molto di più su te stesso.

A questo punto sta a te, e per aiutarti ti darò un compito e una roadmap:

Il compito è quello di registrare mentalmente quello che senti e perché lo senti – o puoi anche scriverlo se vuoi rivedere tutto alla fine.

La roadmap invece è la ruota delle emozioni di Plutchik. La ruota delle emozioni è un diagramma a forma di sole con 8 raggi che al livello base classifica 8 emozioni principali. Più sei vicino al centro, più intensa è l’emozione e viceversa.

Ci sarebbe da parlarne molto di più rispetto a quanto ho scritto sopra, questo video se vuoi va più in profondità:

E il motivo per cui vi do questo link è solo per darti una referenza. Quando ho fatto anche io questo esercizio di scrivere e catalogare le mie emozioni mi sono trovato confuso nel cercare di capire esattamente cosa stavo provando, e avere un riferimento esterno che mi guidasse mi ha aiutato parecchio.

Recapitolando:

  • il primo passo per sviluppare l’intelligenza emotiva è essere consapevoli di ciò che si prova e perché
  • per arrivarci, è sufficiente essere consapevoli e pensarci su
  • e uno strumento per aiutarti almeno all’inizio è la ruota delle emozioni di Plutchik.

Fallo per una settimana, al tuo ritmo e vedi come va.

Gestire le emozioni (2 elementi)

Nel paragrafo precedente abbiamo cercato di capire come riconoscere con precisione le emozioni e capire da dove scaturiscono.

Adesso vediamo come gestirle.

Spero che il collegamento sia chiaro, ma non si sa mai: per gestire bene qualcosa, devi sapere con cosa hai a che fare, quindi se non sei quantomeno consapevole delle tue emozioni, non sarai in grado di gestirle a dovere.

La ragione per cui devi gestirle bene è che altrimenti ti saranno d’intralcio. Se non le gestisci tu, saranno loro a gestire te.

Se ti trovi in una brutta situazione a livello emotivo non sarai in grado di pensare con chiarezza, di valutare una situazione in modo appropriato o di concentrarti su quel che hai fare, quindi il primo passo è uscire da quella condizione.

Una volta fuori, l’importante è il non ricaderci, restare concentrati, positivi e attenti.

Come vedi è un processo in due fasi, da attraversare entrambe in sequenza.

1 – gestire le emozioni negative

Per gestire le emozioni negative puoi fare leva su tre fattori:

  • Essere consapevole
    In sostanza tutto quello che abbiam detto finora: sai dov’è il problema, lo puoi colpire bene
  • Lavorare sulla felicità.
    Se hai letto un mio post precedente sai anche di avere il pieno controllo sul 40% di quanto sei felice, basta usare le hack che ho già condiviso con te in quel post!
  • Riderci su
    Quando tutto va male sforzati di vedere il lato ironico della cosa. Metti che hai appena perso due progetti e per di più hai problemi personali che ti tengono la mente occupata, e in più ti si è bucata una gomma andando in ufficio… è una brutta giornata, ovvio, ma a quel punto hai due opzioni: arrabbiarti e bruciar tutte le tue energie a rivangare la cosa, o riderci su, prenderla con ironia. La realtà non cambia in nessun caso, ma riderci su magari ti cambia la prospettiva, e come minimo ti dà una spinta.

Messa così è strano, lo so: magari non ti senti a tuo agio a cercare un modo per riderci su… Ognuno ha un suo senso dell’umorismo, e magari il tuo non “funziona” in questo modo. Ciononostante, questo modo di pensare è estremamente efficace a livello emotivo.

E proprio per questo, perché è così efficace, ti suggerisco di controllare in che modo “funziona” il tuo senso dell’umorismo. Tanto quanto ci sono dei modi efficaci di usare lo humor per uscire da una pessima situazione emotiva, ci sono anche dei modi per scavare ancora più a fondo, e se il tuo modo di default è di questo tipo, è meglio che tu lo sappia.

Il modo migliore per scoprirlo è andare su humorstyles.com e fare il loro test. È una valutazione scientifica del tuo senso dell’umorismo che ti aiuterà a scoprire di più sul tuo senso dello humor, e a capire se ti è d’aiuto o d’intralcio a livello emotivo.

Ora, supponiamo che tu sia riuscito a tirarti su e a gestire la tua negatività. Questo era il primo passo, ben fatto!

2 – mantenere la concentrazione e la positività

Finita la fase 1, la fase 2 va a lavorare sul ridirigere la tua energia altrove.

Ricorda: se non riesci a gestire le tue emozioni negative, queste andranno a influire sul lavoro del tuo team, ed è per questo che questa non può essere una tua caratteristica da leader.

Per questa fase hai due strumenti a tua disposizione:

  • Poniti un obiettivo a breve termine e ignora qualsiasi istinto di smettere e di prenderti una pausa.
    Farlo è quasi impossibile per me… mi distraggo facilmente e anche mentre scrivo devo impedirmi di controllare facebook, controllare le notizie, fare una pausa caffè… Voglio farlo, ma so anche che se mi interrompo poi perderò il filo, perderò tempo, mi sentirò in colpa e all’improvviso tornerò al punto di partenza. Si tratta di autodisciplina, personalmente ne ho pochissima, ma se ci riesco io, sono sicuro che ce la farai anche tu.
  • Trova il modo di entusiasmarti al lavoro che devi fare per raggiungere quell’obiettivo: sforzati di essere entusiasta del tuo compito, o magari renditi un po’ ansioso su quello che potrebbe succedere se non lavori abbastanza.
    Anche questo per me è difficilissimo da applicare, perché è forzato, ma ti garantisco che se continui a insistere ci riuscirai. Ricorda solo che la parte davvero difficile è l’inizio, i primi 10 minuti più o meno – se riesci a mantenere il focus per i primi dieci, poi è tutto in discesa.

E se alla fine ci riesci, congratulazioni: hai gestito con successo le tue emozioni e non ti sei fatto gestire da loro, complimenti!

E se ti sembra difficile, probabilmente è perché lo è! Non ho mai detto che fosse facile, ma la soddisfazione che provi quando riesci a gestire meglio le tue emozioni è enorme.

Questa per me è la parte più difficile, ma una volta che impari riconoscere e gestire bene le tue emozioni, vedrai subito un cambiamento nel modo in cui riconosci le emozioni negli altri e quanto sei capace di influenzarle.

Riconoscere le emozioni negli altri

Bene, ora sei a metà: consapevole delle tue emozioni e capace di controllarle, il che è già molto a livello di leadership.

Adesso vediamo cosa vuol dire applicare queste nuove skill con il tuo team, e che valore ne deriva.

L’intelligenza emotiva è un modo per migliorare la comunicazione di squadra: se una persona nel tuo team non è in grado di gestire le proprie emozioni, può venirne bloccata se sopravviene una situazione negative, esattamente come te.

A quel punto entri in scena tu: è tuo compito comunicare con quella persona a livello emotivo e fare in modo di sbloccarla, proprio come sei in grado di fare con te stesso.

È il tuo lavoro da leader, e lo dico sia da un punto di vista professionale che personale.

Tu sei il punto di contatto di quella persona con l’organizzazione intera – un’organizzazione responsabile del suo benessere. Sei in una posizione in cui puoi e devi fare qualcosa, ecco perché dico che è il tuo lavoro come leader.

Quindi il primo passo, proprio come quando si tratta di te, è riconoscere esattamente quale emozione sia in gioco. Difficile, naturalmente, ma meno di quanto pensi.

Dico meno di quanto pensi perché man mano che vai avanti nel tuo percorso di intelligenza emotiva e di leadership e diventi più bravo e preciso a capire i tuoi sentimenti, più diventi bravo a leggere lo stato emotivo di chi ti è vicino.

In altre parole: più sei a vostro agio e in contatto con le tue emozioni, meglio sarai in contatto con gli altri dal punto di vista emotivo.

All’inizio sarà dura, ovviamente, quindi concediti un po’ di tempo per affinare le tue capacità, ma se hai già lavorato su te stesso, migliorerai molto rapidamente.

Per aiutarvi, eccoti quattro elementi su cui basarti che ti aiuteranno almeno all’inizio:

  • forma
  • ritmo
  • intonazione
  • dissonanza.

Forma

Per forma intendo semplicemente la postura, l’espressione, i movimenti di tutto il corpo dell’altra persona.

Quali spunti visivi riesci a identificare osservando la forma di qualcuno? L’insieme di tutti questi elementi?

Non è necessario essere esperti di linguaggio del corpo. Se conosci le basi ancora meglio, ma anche a livello istintivo c’è parecchio da “leggere” se ci si concentra sulla forma che un’altra persona assume.

Ritmo

Il ritmo è il ritmo della conversazione. Chi ti parla:

  • È veloce a rispondere?
  • Ti interrompe o ti lascia finire?
  • Segue un ritmo normale nel parlare e nel rispondere oppure uno lento o irregolare?

Quelli sono tutti spunti che puoi usare per leggere velocemente il loro stato emotivo. Tieni d’occhio anche se cambiano mentre interagisci con loro. Se lo fanno, vuol dire che stai influenzandoli in qualche modo. Tienine conto.

Intonazione

Connessa al ritmo: l’intonazione – cosa ti dice la voce di chi ti sta davanti?

È normale? O è un tono palesemente arrabbiato?

Sanno cercando di mantenere la calma e di forzare un tono costante? Oppure è davvero costante e rilassato? Prendine nota.

Dissonanza

E per ultimo: dissonanza.

Guarda la persona con cui parli: sono coerenti tutti gli elementi di cui sopra oppure no? Magari stanno cercando di forzare una forma di apertura e tranquillità, ma il loro ritmo e la loro intonazione li tradisce.

Stacci attento: se è così e lo noti consapevolmente, significa che altri lo noteranno anche a livello inconscio, e potranno venirne influenzati.

Recapitolando, tratta questi quattro elementi come linee guida, strumenti di supporto che ti diano una direzione all’inizio.

La cosa migliore e più efficace però è lavorare prima su te stesso e sviluppare sia la tua intelligenza emotiva che la tua capacità di leadership bottom-up – in sostanza tutto quello di cui abbiamo parlato nei due paragrafi precedenti: migliore la tua capacità di gestire il tuo stato emotivo, migliore sarà la tua capacità di gestire anche quello degli altri, anche della tua squadra, e migliore il leader che diventerai lungo la strada.

Leading with empathy

L’ultimo passo quando si tratta di intelligenza emotiva e di leadership: come causare un cambiamento nello stato emotivo del vostro team.

Il motivo? Perché le emozioni negative possono portare chiunque, compresi i membri del vostro team alla paralisi, se non gestite.

Se un evento negativo prende il sopravvento sullo stato emotivo di qualcuno, c’è una possibilità reale che quella persona finisca con l’avere pensieri confusi, giudizi poco chiari e bassi livelli di energia.

  • Prima di tutto: non è sano, e siccome sei un ambasciatore della tua organizzazione per quella persona – rappresenti la tua azienda che ti piaccia o no – è tuo compito fare qualcosa.
  • Secondo, dovresti preoccuparti personalmente del benessere di questa persona. Se non ti interessa come stanno i membri del tuo team, forse c’è un problema più grande da discutere.
  • E terzo, qualcuno in quello stato non riuscirà a fare nulla – non solo: potrebbe anche scaricare il peso sugli altri membri del team e far affondare anche la loro produttività, il che vuol dire che c’è anche un aspetto strategico ben chiaro.

Sta a te far qualcosa, e l’unico modo per farlo bene bene in questa situazione è aver già lavorato sulle tre fasi precedenti:

  1. imparare a riconoscere con precisione le proprie emozioni che cosa le provoca
  2. imparare a gestire le proprie emozioni negative
  3. imparare a identificare e riconoscere con precisione le emozioni degli altri

Solo quando sei arrivato a questo punto e ti accorgi che qualcosa non va con una persona del tuo team, puoi cominciare a interagire con loro a livello emotivo – e spero che sia chiaro il motivo per cui devi lavorare anche su quelle fasi: se non lo fai, non sarai in grado interagire correttamente a livello emotivo e ti troverai a navigare alla cieca.

Contagio emotivo

Lo strumento principale che hai a disposizione in questa fase si chiama contagio emotivo, il che significa che in un gruppo l’umore fluisce dalla persona più carica emotivamente a quella meno carica.

Per esempio, se sei seduto al bar con degli amici e arriva qualcuno di pessimo umore nel gruppo, sentirai come questo fa crollare l’atmosfera, perché la persona più emotivamente carica è carica di negatività.

La stessa cosa che un membro della squadra nello stesso stato potrebbe fare agli altri.

Se succede, spero sia chiaro che non puoi usare la logica o convincere la persona a non pesare sugli altri. Logica e razionalità non funzionano in questa istanza.

Quel che funziona è trovare un modo per invertire il flusso, il che significa che è necessario avere una carica emotiva solida, forte e positiva, in modo che il tuo umore fluisca agli altri.

Non sto ovviamente parlando di fare il pagliaccio, di renderti ridicolo o altro.

Sto parlando di considerare tutto quello che puoi capire su cosa stia attraversando l’altra persona a livello emotivo, e perché

Su questa base, e sulla base della tua esperienza nel gestire i tuoi stati emotivi, puoi poi agire per risollevarla, per esempio:.

  • aiutarli a vedere il lato ironico della cosa
  • aiutarli a trovare qualcosa per cui son grati a qualcuno

Le specifiche vanno tutte prese caso per caso. È per questo che per influenzare veramente le emozioni di qualcuno bisogna saperle leggere bene. Una cosa che aiuta è un clima di fiducia all’interno del team, quindi potresti voler lavorare anche su questo….

Se riesci ad influire sul loro stato emotivo, migliorandolo, puoi procedere, come facevi con te stesso: assegna un obiettivo a breve termine e contribuisci al loro coinvolgimento, rendili interessati ed entusiasti rispetto a quanto devono fare.

Se sembra ripetitivo, è perché lo è – se vuoi causare un cambiamento nello stato emotivo di qualcuno, gli strumenti per farlo sono gli stessi che useresti su te stesso!

La trucco, in tutto questo, è sempre mantenere uno stato emotivo solido e positivo.

Il contagio emotivo si verifica sia che tu lo voglia o meno, quindi se interagisci con qualcuno carico negativamente, devi essere sicuro di poter dominare le tue emozioni di non venire influenzato a tua volta.

E’ per questo che devi lavorare prima di tutto sulla gestione del tuo stato e solo dopo passare all’empatia, altrimenti le emozioni degli altri arriveranno a te e non sarai in grado di influenzare gli altri come vorresti.

Intelligenza emotiva e leadership: conclusione

Recapitolando:

  • parte del tuo lavoro di leader è lavorare con le persone, non solo raggiungere degli obiettivi
  • il tuo stato emotivo e quello del tuo team influiscono sulla qualità del lavoro di tutti, quindi è tua responsabilità gestirli
  • i primi passi quando si tratta di intelligenza emotiva e di leadership hanno a che fare con il riconoscere le tue emozioni e saper gestire quelle negative. Questo ti aiuterà ad essere più stabile, produttivo e soprattutto a non influire negativamente sul tuo team.
  • le fasi successive hanno a che fare con il lavoro con le emozioni degli altri: riconoscerle e influenzarle – e non sarai in grado di farlo a meno che tu non abbia prima lavorato su te stesso.
  • devi mantenere uno stato emotivo positivo, il rischio è che sia tu ad essere influenzato negativamente, e non viceversa.

In ogni caso, se segui e metti in pratica questi passaggi vedrai rapidamente quali vantaggi avrai dal lavorare in parallelo sia con l’intelligenza emotiva che con le capacità di leadership.

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